Foto, video, post in giro per il mondo ritraggono la tappa italiana del Mondiale Rally con il salto di “Monte Lerno”. Michele Carta, 15 anni dopo, spiega come lo ha concepito

2005, secondo anno del Rally Italia Sardegna, o meglio Sardinia. Il passaggio dallo Stivale al Piccolo Continente è alle spalle e la pesante eredità del Rally Sanremo è stata raccolta con qualche infamia, ma soprattutto senza lode. Il primo RIS non ha convinto. C’è bisogno di fare un passo avanti, di trovare una soluzione per recuperare il consenso di pubblico e critica. Magari puntando sullo spettacolo. Per riuscirci l’allora Responsabile del Percorso Carlo Cassina, già noto al popolo dei rally, si affidò a Michele Carta per l’allestimento del tratto compreso tra Sa Conchedda e Su Filigosu, passando per Monte Lerno. Il “capocantiere” sardo, ai più sconosciuto, raggiunse la celebrità qualche anno più tardi con il nome di “Micky”. Quel diminutivo affiancato da “Jump”, il suo salto, ora è un mito. Oggi il “Micky’s Jump” di Monte Lerno è un’icona del Rally Italia Sardegna, uno dei passaggi più suggestivi del World Rally Championship. Ecco la sua nascita.

VIDEO #JUMPINGINTHEDUST

 

PAROLA DI MICKY

“Vuoi lo spettacolo?” rispose così a Cassina il Responsabile dell’Ente Forestale Michele Carta, chiamato appunto la realizzazione di quel tratto di prova speciale nel comune di Pattada, provincia di Sassari. “Conoscevo più di tutti quella zona, ci lavoravo da anni. Avevo già messo mano all’allestimento del percorso negli anni ‘83 e ‘84 per il Rally Costa Smeralda. Per la prima edizione del RIS non mi chiamarono. Andai comunque a vedere la gara, proprio su quel passaggio. Le macchine sfilavano ma non c’era movimento, si vedeva che mancava qualcosa. Era proprio la terra a suggerire la soluzione, bastava assecondare l’andamento della strada. Quando Cassina venne a parlarmi avevo già quel salto in testa.”

Sorride mentre lo racconta, orgoglioso del risultato. Micky mise insieme la passione per i motori e l’amore per la sua terra per consegnare al RIS il suo tratto distintivo, senza troppi affanni. “Non impiegammo neanche troppo tempo per la realizzazione, perché non c’era tanto da cambiare. I tempi stringevano e in 15 giorni il salto era sistemato. C’era soprattutto la necessità di allontanarsi dal muro, che ancora oggi affianca la speciale. L’altra sistemazione cruciale era l’entrata nel salto. Quando passò la prima macchina, nell’edizione 2005, fu un successo.”

“L’anno seguente aggiustammo ancora la salita prima del salto, perché era troppo rischioso per le macchine. Molti non intuivano come affrontare quel tratto, rischiando di danneggiare il motore nell’atterraggio. Addolcendo la rampa l’opera fu completa.” Oltre agli applausi per i primi voli infatti, il pubblico si aspetta sempre anche qualche disavventura. Il rischio è proprio quello di lasciarci qualche pezzo.

 

IL SALTO

La velocità dei top non è sempre garanzia di slancio verso l’alto. A dare spettacolo spesso sono quelli dietro. Così il ritratto giusto, l’immagine che ha dato prima di tutte un senso e un’identità a quel salto è di Mark Higgins e Trevor Agnew su Ford Focus RS WRC nel 2005. Chi c’era lo racconta come il primo vero salto sul Monte Lerno: “i big, i più attesi, difficilmente hanno dato spettacolo su quel tratto. Solberg ad esempio non saltò veramente.” Se lo dice chi da sempre ha l’obiettivo più a fuoco su quelle strade, come Massimo Bettiol, c’è da crederci. Il fotografo italiano ufficiale ACI Sport per il RIS e nel WRC, trevigiano ma sardo d’adozione, racconta con piacere quello scatto che ha fatto conoscere al Mondo il Micky’s Jump: “il primo Jump che così si può definire fu proprio quello di Higgins. Quando passò la sua Focus bianca ci fu il primo “Oooh!” del pubblico. Sono particolarmente orgoglioso di quella sequenza, perché su un paio di scatti in particolare c’è tutto. La raffigurazione giusta. In molti ricordano anche il salto esagerato di Gigi Galli, ma Higgins fu il primo.”

Quindi serviva soltanto un nome al salto e Cassina non fece altro che restituire il favore a Michele, che oggi ritrova soddisfazione, ogni anno, da spettatore: “ormai sono in pensione e non mi perdo un’edizione. Ogni RIS, ogni pomeriggio sul Monte Lerno, vado a godermi lo spettacolo ed è bello vedere che il pubblico apprezza questo rally ed è sempre più numeroso. Fa bene allo sport e fa bene alla Sardegna.”